Spesso nel mondo GNU/Linux si assiste ad animate discussioni sul rispetto rigoroso della filosofia opensource, sulla demonizzazione di chi usa sistemi operativi proprietari o strumenti software per emulare ambienti operativi proprietari per eseguire software altrettanto proprietari.
Queste dispute si rivelano molto accese, probabilmente per la passione di chi le discute. Passione che poi è alla base dello sviluppo di GNU/Linux e del software scritto per lui.
Qui vorrei fare qualche riflessione a riguardo.
Io credo che il software opensource, abbia tutta una serie di vantaggi che è inutile elencare e discutere.
Non si può non essere d'accordo sulla bontà dei suoi assiomi:
libertà di eseguire, studiare, distribuire, migliorare.Bisogna però, dal mio punto di vista, assumere un atteggiamento più comprensivo nei confronti di chi, per cultura o per necessità, al momento non usa o non conosce alternative.
Di solito le discussioni avvengono nei confronti di chi si sta "staccando" da un sistema proprietario e al momento, comprensibilmente, ha un piede da questa parte ed un altro da quella parte della barricata. Il suo stato d'animo è comprensibile, si ha sempre difficoltà ad abbandonare qualcosa che si conosce per qualcosa che ancora non si conosce anche se si intuisce possa essere migliore.
Le difficoltà di migrazione da un S.O. proprietario a GNU/Linux, tralasciando quelle psicologiche e di adattamento, sono in genere di due tipi:
- utilizzo di software che si conosce, strumenti che di solito si utilizzano per le normali attività;
- utilizzo di software proprietario, cioè sviluppato da terze parti per la propria attività, applicazioni gestionali, verticali etc;
La prima difficoltà in genere è superabile trovando ed imparando un pacchetto equivalente. Nel parco software disponibile ad esempio per distribuzioni Debian e sue derivate, circa 18.000 pacchetti, questo non è in genere difficile.
La seconda difficoltà invece è un po' più complicata da risolvere, raramente software applicativi verticali vengono "portati" su altri S.O. o piattaforme.
Una possibile soluzione in questi casi può essere offerta da pacchetti emulatori di altri ambienti operativi come Wine, CrossOver Office, etc., che permettono di installare ed eseguire in ambiente Linux programmi scritti per Windows.
L'utilizzo di questi emulatori, comunque, andrebbe limitato ai casi in cui non è disponibile una alternativa soddisfacente.
Sposare Linux, la sua filosofia, prevede anche sposare i suoi pacchetti che, anche se in alcuni casi possono essere inferiori ai pacchetti equivalenti di altre piattaforme, sono sviluppati e forniti all'utente nel rispetto delle libertà alla base della sua filosofia.
Questi obiettivi si raggiungono evitando di denigrare, demonizzare chi al momento la pensa diversamente, ma ragionando, analizzando e confrontando le diversità.
Se su Linux si sbandiera la libertà come idea fondamentale non possiamo non rispettare le altrui libertà.